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Politica senza leadership. Sia a destra che a sinistra

Renzi lascia e la politica è già nel caos.

Distratti da una politica concentrata su beghe tra partiti e di partito, si rischia di perdere di vista la strada delle riforme.

Ora che il Governo è fuori dai giochi, l’unico pensiero è la legge elettorale per andare al voto. Come da trent’anni a questa parte, ancora una volta, ci si preoccupa solo di annaffiare il proprio orticello.

L’Italia ha due grossi problemi di sistema da risolvere: la crisi delle banche e la lentissima crescita del Pil. Questi due elementi rappresentano il rischio di tornare alla stagnazione economica.

Nessuno è perfetto. Non lo è stato e non lo è neanche Renzi. Non è oro tutto quello che è colato in questi mille giorni di mandato. Ma sarebbe ingiusto non rendergli merito di aver dato stabilità al paese portando avanti riforme strutturali di cui l’Italia necessita da decenni e di averci restituito credibilità agli occhi dell’Europa.

Il paragone con il cavaliere, non regge. Non regge nel momento in cui un premier al potere per vent’anni non porta a termine nessuna delle sue promesse. Non regge nel conflitto d’interesse, nella spasmodica ricerca della legge ad personam, non regge nel giro d’affari.

Renzi, arrivato alla ribalta come un “bulletto” col chiodo, ha sparagliato le carte della politica. Col suo modo arrogante ha tenuto in forze il suo Governo. Andando avanti anche quando il suo partito gli voltava le spalle. Si è reso antipatico alla gente. Ma soprattutto si è reso pericoloso ai suoi nemici/amici.

Ora, il risultato è che siamo allo sbando. Appena ventiquattro ore dopo il voto che ha decretato la fine del Governo Renzi, già era chiara la situazione. Nessuno sa cosa fare e dire. Perché la politica in Italia è sempre e comunque avercela con qualcuno. Lavorare per distruggere.

Allora, il vero attacco alla Costituzione non è cambiarne contenuti ormai desueti. Il vero attacco alla Costituzione è rinnegare quanto è stato fatto per scriverla. In un momento critico come quello successivo alla seconda guerra mondiale, tutte le forze politiche si sono strette intorno ad un unico ideale. Il bene dell’Italia. In un momento critico come quello che stiamo vivendo, la politica, tutta, si stringe intorno a un unico ideale. Arrivare primi. Tanto poi non cambia niente.

Con populismo spicciolo e da bar si discute sugli aiuti statali alle banche. E qui le cose sono due: o il motivo è semplicemente cavalcare l’onda dei consensi oppure essere ignoranti. In entrambi i casi, a perdere è sempre il paese.

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