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Crisi delle banche: prima o poi dovrà cadere qualche testa

 I soldi per uscire dalla crisi ce li mettono i cittadini, ma le responsabilità?

Il mondo bancario è in crisi. Per quanto si sia cercato di nascondere la polvere sotto il tappeto, ormai è tutto alla luce del sole. Il Governo sta facendo il possibile per evitare disastri ben maggiori. Sono infatti da scongiurare eventuali fallimenti o la ricaduta sull’intero settore, e quindi sull’intero Paese, sarebbe devastante.

Ma quanto costa il salvataggio in extremis e chi paga? Queste sono state le domande ricorrenti e le risposte per niente piacevoli. Quanto costa: lo Stato è pronto a mettere 20miliardi. Chi paga: lo Stato, ergo i cittadini.

E fu così che Monte dei Paschi, le Venete Popolare di Vicenza e Veneto Banca, le quattro ripulite “good bank” (Banca Marche, Etruria, CariFerrara e CariChieti) entrarono nell’occhio del ciclone. Giusto che il Governo intervenga, per la tenuta del settore, per i dipendenti che lavorano negli istituti, per le famiglie, per le imprese. Ma altrettanto giusto è andare alla radice dei problemi.

Sì perché continuare a curare i sintomi del paziente non guarirà dalla malattia. E allora cavalcando il populismo si può pretendere di mandare tutto all’aria e farsi prendere dalla foga del giustizialismo, oppure si può concretamente attivare quei meccanismi di pulizia che porterebbero ad un reale cambiamento.

Da giorni viene, da più parti, chiesta la pubblicazione dei nomi dei “grandi debitori”, coloro che hanno avuto un prestito consistente e non lo hanno mai restituito. Lo ha chiesto Antonio Patuelli, presidente dell’associazione bancaria, lo hanno chiesto alcuni parlamentari. Lo chiede la gente. Ma quando lo sapremo cosa sarà cambiato per noi cittadini? La crisi del settore sarà risolta? La domanda è retorica.

Da lodare, sicuramente, la presa di posizione di Patuelli che dimostra, ancora una volta, di essere una persona perbene. Ma non è sufficiente questo. Quei prestiti sono stati concessi. Sono stati autorizzati dai Cda delle banche. E’ qui che risiede la falla.

Un’elaborazione dei dati sulle sofferenze bancarie, reso noto dalla FABI (sindacato più rappresentativo del credito), spiega come il 78% dei crediti siano stati deliberati dagli alti vertici delle banche. Allora, la crisi del nostro settore bancario, non può risiedere nella crisi mondiale tout court. Piuttosto è una mancanza di buona gestione da parte dei manager.

In qualsiasi altro paese sarebbe già caduta più di qualche testa.

 

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