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Contratto statali rinnovato dopo sette anni

Sindacati e Governo trovano l’accordo sul contratto degli statali

Dopo sette anni i lavoratori del pubblico impiego ottengono il rinnovo del contratto nazionale di lavoro. Soddisfatti anche i sindacati. Al tavolo della trattiva c’erano il ministro della Funzione pubblica, Marianna Madia, i leader di Cgil, Cisl e Uil, Susanna Camusso, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, e i rappresentanti delle categorie. Tutti concordi, tutti hanno firmato. Sul piatto il Governo ha messo 850 milioni per 85 euro medi di aumento per i dipendenti.
Cgil-Fp spiega: “Dopo sette anni di blocco della contrattazione si interviene correggendo le norme introdotte dalla legge Brunetta e dalla buona scuola che limitavano la contrattazione ridandole ruolo e titolarità”.

Ora il prossimo passaggio “sarà una verifica nella conferenza stato-regioni” per rispettare la recente sentenza della corte costituzionale.
Con l’aumento di 85 euro alcuni lavoratori potrebbero perdere il diritto al bonus fiscale di 80 euro.
Ma lo stesso ministro Madia ha puntualizzato che si tratterà di appena 200mila lavoratori.

Nel dettaglio l’aumento sarà commisurato in base al reddito, quindi a beneficiarne maggiormente saranno i dipendenti statali con un reddito basso. Mentre per i redditi più alti l’aumento sarà proporzionale. Inoltre, entra in campo il merito. Infatti, saranno previsti bonus legati alle presenze.

Così dopo sette anni di bagarre a colpi di accuse e mobilitazioni, gli animi si placano. Anche se non tutti. A bocciare l’accordo, infatti, è intervenuto il Codacons, l’associazione a difesa dei consumatori. “Gli 850 milioni stanziati dal governo sono un’elemosina”. Secondo il presidente “dopo anni di blocco degli stipendi, con un danno patrimoniale che si aggira intorno ai 37 miliardi il Governo stanzia appena 850 milioni”.
Dall’opposizione tuona invece Renato Brunetta che, al Governo negli anni in cui il rinnovo del contratto non si è mai raggiunto, accusa Renzi e Madia di demagogia e i sindacati di ingenuità. E il contratto: “un accordo quadro fatto in fretta e furia”.

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