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Banche popolari, il Consiglio di Stato boccia la riforma

Ora la palla passa alla Cassazione che dovrà decidere in merito.

Popolari in stand by. Lo stop alla riforma varata dal Governo Renzi arriva dal Consiglio di Stato che accoglie le richieste degli oppositori.

Accolta è la tesi secondo la quale con la trasformazione delle Popolari in Spa “il diritto al rimborso delle azioni al socio che a fronte di tale trasformazione eserciti il recesso possa essere limitato (anche con la possibilità, quindi, di escluderlo tout court), e non, invece, soltanto differito entro limiti temporali predeterminati e con previsione di un interesse corrispettivo”.

Inoltre, sotto accusa è il potere lasciato alla banca d’Italia di disciplinare le modalità di tale esclusione, nella misura in cui questo potere “viene attribuito ‘anche in deroga a norme di legge’, con conseguente attribuzione all’Istituto di vigilanza di un potere di delegificazione in bianco, senza la previa e puntuale indicazione, da parte del legislatore, delle norme legislative che possano essere derogate e, altresì, in ambiti verosimilmente coperti da riserva di legge”.

Ora, come da ordinanza, il Consiglio di Stato “rinvia per l’ulteriore trattazione della presente fase cautelare incidentale ad una camera di consiglio da fissarsi all’esito della pronuncia della Corte costituzionale sulle questioni di legittimità costituzionale sollevate con separata ordinanza”.

La fase d’incertezza che si apre con la bocciatura della riforma si è abbattuta subito sulle borse. In particolare sulle Popolari.

Ubi cede il 4,48%, Bpm e Banco Popolare l’1,8%. Bper, Spa da appena una settimana, -1,7%. La Popolare di Sondrio, che riunisce fra due settimane l’assemblea per deliberare la trasformazione cede l’1,3%. L’unica voce fuori dal coro è il Creval che guadagna l’1,3%. Le ultime due Popolari pronte alla trasformazione, Popolare di Sondrio e Popolare di Bari, potrebbero disdire le assemblee. In attesa di nuovi lumi. Per le altre, lo scenario rimane appeso alla parola fine.

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