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APE, la riforma pensionistica a tempo

L’APE durerà due anni prorogabili in base ai risultati ottenuti

L’Anticipo pensionistico, noto come APE, è il nuovo progetto che consentirà dal 2017, a chi ha compiuto 63 anni, di andare in pensione. In anticipo appunto.

La norma varata è sperimentale, durerà appena due anni prorogabile sulla base dei risultati raggiunti. Riguarderà lavoratori dipendenti, autonomi o parasubordinati, in possesso di 63 anni di età a partire dal 1° maggio 2017 a non più di 3 anni e 7 mesi al perfezionamento della pensione di vecchiaia, con almeno 20 anni di contributi e una pensione non inferiore a 700 euro.

Ma quanto costa? Ed è qui il nodo centrale del problema. I lavoratori con i requisiti riportati sopra potranno accedere all’APE in modo volontario. Ma la pensione anticipata avrà un costo. Il prestito per l’anticipo pensionistico sarà erogato dall’Inps tramite prestiti di banche e assicurazioni, per tutto il periodo che manca al lavoratore per raggiungere la pensione di vecchiaia. La somma anticipata dagli enti dovrà essere restituita dal lavoratore una volta conseguita la pensione, nell’arco di 20 anni e con rate di ammortamento costanti. Il tutto attraverso prelievi sull’assegno che potranno oscillare dal 5% al 15/20% dalla pensione annuale. Quindi, con una decurtazione anche rilevante.

Il prestito dell’APE sarà comunque proporzionale agli anni di anticipo richiesti.

Per capire nei fatti come dovrebbero andare le cose, il sottosegretario all’Economia Nannicini ha riportato un esempio. “Se un lavoratore con uno stipendio di 1.286 euro mensili va in pensione con tre anni di anticipo grazie all’APE, potrebbe ricevere un assegno mensile dell’85% dello stipendio, quindi 1.093 euro al mese”. Assegno erogato per dodici mesi e non per tredici, dato che l’APE esclude la tredicesima.

Per ridurre i costi del prestito, la norma prevede che possa essere utilizzata anche RITA. La Rendita integrativa temporanea anticipata è a disposizione di chi, negli anni, ha versato contributi alla pensione integrativa. Appena ¼ degli aventi diretto all’accesso all’APE.

Altra novità è l’APE social. Ovvero l’accesso alla pensione ai lavoratori considerati più deboli che abbatte le penalizzazioni all’1% e, quindi, con un tasso di restituzione del prestito molto più basso. Inoltre, l’anticipo erogato dal sistema social non sarà prelevato sulla pensione, ma verrà ripagato dallo Stato o dalle aziende.
Almeno questa è l’architettura generale della Riforma. Ma prosegue il suo iter parlamentare e non è affatto esclusa qualche ulteriore modifica. A sindacati e opposizione, infatti, l’APE non piace proprio.

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